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Cosa sono e come incidono nella nostra vita le sfere di influenza?
Saperlo è fondamentale per assumere decisioni consapevoli e per superare condizionamenti che limitano la nostra azione e il raggiungimento dei nostri obiettivi.
Eccole qui!
L’area del coinvolgimento riguarda tutto ciò che ci coinvolge emotivamente o razionalmente, ma su cui non possiamo incidere direttamente. Ad esempio, la politica, la macroeconomia, gli eventi sociopolitici.
Certamente possiamo interessarci a tali argomenti e possiamo anche dare il nostro contributo, in alcuni casi, magari sul lungo periodo, con comportamenti che volgiamo nella giusta direzione, ma non sono sotto il nostro diretto controllo.
C’è poi l’area di influenza, ovvero eventi ed ambiti che possiamo influenzare anche in modo rilevante con il nostro comportamento, ma che non possiamo controllare, perché dipendono anche o soprattutto da fattori a noi estranei. Ad esempio, le relazioni sociali, i risultati sportivi, la salute.
Posso avere uno stile di vita sano e con ciò contribuire a mantenermi in buona salute, ma non posso – purtroppo – impedire il sorgere di una malattia.
Infine, troviamo l’unica vera area di controllo, cioè l’area che possiamo controllare al 100%: i nostri pensieri, il nostro linguaggio, il nostro dialogo interiore.
Quante volte ci arrabbiamo per il comportamento delle altre persone e non invece perché il nostro dialogo interiore è disfunzionale. Come se potessimo controllare e guidare il comportamento altrui, senza invece renderci conto che ciò su cui possiamo agire è quello che ci raccontiamo e, dunque, anche il modo in cui filtriamo le conseguenze del comportamento altrui?
La consapevolezza delle aree sulle quali possiamo influire o che possiamo controllare è fondamentale per non lasciarci abbattere da eventi non controllabili, per percepire e rielaborare in modo adeguato la realtà, per comprendere dove indirizzare le nostre energie e cosa lasciar andare, invece, perché non ci è funzionale.
Pensate, ad esempio, a quanto sarebbe utile ricordarci che il giudizio altrui è solo una sua opinione e che noi possiamo influire su tale opinione solo parzialmente, perché non abbiamo il controllo sull’altro.
Ma possiamo invece totalmente decidere quanto di quel giudizio ci è utile come feedback e per quale parte è necessario ignorarlo, senza farci condizionare.
Lavoriamo su ciò che è sotto la nostra sfera di controllo, perché è lì che all’azione corrisponderà la reazione voluta: se guido il mio dialogo interiore in modo costruttivo non perderò tutta la giornata a rimuginare sul giudizio altrui. Al contrario, se cerco di convincere l’altro a cambiare idea, non è assolutamente ovvio che la cambierà.
Essere consapevoli di ciò è il primo passo per il nostro benessere.
Lavoriamo su ciò che abbiamo a disposizione sempre: noi stessi.

In questi giorni di ori olimpici la figura del mental coach è salita agli onori della cronaca sportiva.
Una figura spesso sconosciuta, altre volte guardata con sospetto, è stata invece esaltata da chi, anche grazie al lavoro di un mental coach sportivo, è riuscito inaspettatamente a vincere un oro alle Olimpiadi.
Perché è ormai pacifico che non è sufficiente allenare le competenze fisiche, tecniche e tattiche per ottenere performance di successo; l’allenamento mentale è una componente altrettanto importante.
Avere il giusto mindset, saper tenere alta la motivazione, anche nei momenti di sconforto, aumentare la consapevolezza e l’autoefficacia, incrementare il potenziale e ridurre le interferenze, sviluppare le risorse inespresse e superare i fattori critici ed i blocchi, mantenere il focus, arrivare centrati al momento della competizione, allenare un dialogo interiore funzionale, superare anche mentalmente gli infortuni.
Se manca questa parte, l’atleta non arriva in competizione pronto per una performance di eccellenza.
Ciò spiega anche perché atleti apparentemente svantaggiati per caratteristiche fisiche o anche tecnicamente non perfetti, siano però in grado di raggiungere risultati migliori di altri.
Cosa fa dunque il mental coach sportivo? Allena, e non a caso si chiama coach e trainer.
Il coach, tramite domande mirate, piani di azione, strumenti creativi, collabora con il coachee per consentirgli di allenare le sue potenzialità e scovare le sue risorse, mettendole al servizio della definizione e del raggiungimento dell’obiettivo sportivo; a questo si può aggiungere un lavoro da vero e proprio trainer, laddove insegna tecniche ed esercizi specifici per l’empowerment dell’atleta.
Sono moltissimi gli strumenti che utilizza: domande potenzianti, esercizi di concentrazione, tecniche di respirazione, allenamento ideo-motorio, esercizi di propriocezione, esercizi di mindfulness, visualizzazioni.
Un percorso di coaching può essere seguito da tutto il team dell’atleta ed è fondamentale anche per le squadre, oltre che per i singoli atleti, per lavorare efficacemente sul valore e sui valori della squadra, sulla collaborazione, il sostegno reciproco, la comprensione ed il rispetto dei ruoli, una corretta comunicazione tra gli atleti e con l’allenatore.
L’augurio, quindi, è che sempre più realtà sportive vogliano provare a capire quanto la presenza di un mental coach possa fare la differenza.
Tu non pratichi sport? I benefici del coaching ti risuonano comunque auspicabili per la tua vita personale o professionale? E’ una sensazione corretta; d’altra parte si dice che lo sport è la metafora della vita …… il coaching è utilissimo per il raggiungimento del ben-essere e risultati di eccellenza anche nella vita e nella professione. Non ti resta quindi che mettermi e metterti alla prova!


Il rover Perseverance della missione NASA Mars2020 è atterrato su Marte o, come dicono i più, è ammartato.
I Rover della NASA per le spedizioni su Marte hanno sempre avuto nomi che richiamassero le qualità umane: Spirit, Opportunity e Curiosity. Forse non è una coincidenza che il rover Opportunity, ammartato nel gennaio 2004, abbia finito la sua corsa proprio mentre stava esplorando la valle della Perseveranza, dove però si è arreso alla tempesta di sabbia che, nell’estate del 2018, ha coperto Marte per mesi.
La NASA, nello scegliere questo nome, ha evidenziato che “Siamo sempre curiosi e in cerca di opportunità. Abbiamo lo spirito e l’intuizione per esplorare la Luna e Marte e andare persino oltre. Ma ci mancava la qualità più importante, la perseveranza. Siamo una specie di esploratori e incontreremo molte battute d’arresto sulla strada per Marte. Tuttavia, possiamo perseverare.”.
E la tenacia e perseveranza di certo non sono mancati nel portare avanti un progetto di questo tipo per anni: pensate a cosa vuol dire lavorare quotidianamente, sul lungo periodo, per creare un mezzo che, fin dall’inizio, si sa che:
– viaggerà per quasi sette mesi nello spazio;
– atterrerà dopo i c.d. sette minuti di terrore: un arco di tempo in cui deve agire in totale autonomia, senza possibilità di controllo dalla Terra; 420 secondi di ignoto e non-controllo in cui tutto potrebbe finire, ancora prima di iniziare!
– darà conferma dell’ammartaggio solo dopo dodici minuti dal reale evento, il tempo necessario perché il segnale giunga alla Terra.
Provate a mettervi nei panni del team che giorno e notte ha lavorato a tale progetto, superando ostacoli e battute d’arresto e senza nemmeno avere la certezza che la sua creatura sarebbe sopravvissuta al viaggio o all’atterraggio! E tutto ciò con gli occhi del mondo puntati addosso!
Pensate a quanti e tali devono essere stati la motivazione, la visione, il focus, il sacrificio, il coraggio, l’impegno nell’agire quotidiano di chi ha lavorato a questo progetto, l’operare ogni giorno avendo a mente l’obiettivo finale, lo scopo, ma senza lasciarsi fagocitare da essi, compiendo un passo alla volta e risolvendo un problema alla volta.
Per raggiungere un obiettivo di tal fatta la perseveranza deve vincere su tutto: sull’indolenza, sulla paura di tutti gli inconvenienti che potrebbero accadere, sul “tutto e subito”. Eh sì, perché troppo spesso ci arrendiamo solo perché il risultato non è immediato, senza saper invece attendere, dare tempo al tempo, lasciare che il nostro lavoro faccia piano maturare le cose. La pazienza non significa inerzia, non significa stare a guardare passivamente, significa lavorare con costanza e passione nella consapevolezza che raggiungere un risultato può richiedere del tempo e nel contempo avendo piena fiducia in quello che stiamo facendo.
Quindi cosa possiamo imparare dalla missione NASA Mars2020?
Possiamo imparare che la perseveranza è una abilità propria di chi ha successo e come ogni abilità si può apprendere ed allenare, tenendo a mente questi fondamentali passaggi:
Fai un gioco! Parti dal rover NASA che già sei (Spirit, Opportunity, Curiosity o Perseverance?) e lavora sodo da oggi stesso per diventare il rover che sarai!


“La neve riesce a rendere ovattato il mondo ricoprendolo di un manto leggero, candido e delicato per poi lasciarsi svanire, rapita da un raggio di sole.” A. Camerra (Fiori nella neve)
Avete presente la prima nevicata della stagione? Alzate gli occhi e tutto attorno s’imbianca. A poco a poco ciò che per mesi era apparso ai vostri occhi nella usuale vesta autunnale, assume un diverso aspetto. Il suolo diventa omogeneo, gli alberi carichi di fiocchi leggeri, le case adornate dal quel buffo cappello bianco.
L’atmosfera è ovattata.
Tra le varie definizioni di “ovattato” una mi piace particolarmente: “sospeso in modo irreale da ciò che sta attorno”. Ed in effetti è ciò che mi accade quando, in mezzo al paesaggio imbiancato, mi fermo stupita e dopo poco sembra quasi che il paesaggio scompaia.
Resto sospesa in modo irreale da ciò che sta attorno ed è il momento in cui i miei pensieri viaggiano liberi.
I PENSIERI pian piano si slegano dalla realtà ed è come se fluttuassero leggeri e senza catene, liberi di vagare senza legami con ciò che mi accade quotidianamente, liberi di essere semplicemente ciò che sono: pensieri.
Sì perché i pensieri sono solo pensieri, non sono la realtà. Siamo noi che identifichiamo i pensieri con la realtà e crediamo che quella sia la realtà oggettiva, verità assoluta. E poiché i pensieri sono carichi di emozioni, spesso negative, associamo una realtà che non esiste alle emozioni negative e viviamo emozioni negative, che a loro volta condizionano il nostro agire.
Ma i pensieri sono solo la nostra rielaborazione personale della realtà, che percepiamo e che filtriamo con le nostre esperienze, le nostre propensioni, le nostre convinzioni, i condizionamenti.
E’ un attimo passare da un banale episodio come l’inciampare in mezzo ad una strada ad essere tristi ed affranti perché in testa continua a girare il pensiero: “sono una imbranata” e da lì: “nella vita non riuscirò mai a fare nulla”! Vogliamo davvero che un semplice inciampo sia così potente da rovinarci una intera giornata o addirittura più giorni? La realtà è: “sono inciampato”, episodio di un minuto, finito. Il pensiero negativo è: “sono un imbranato e ciò ipotecherà tutta la mia vita”, pensiero infinito, in grado (nella migliore delle ipotesi) di farmi vivere triste per molto tempo.
Quando prendiamo consapevolezza che i pensieri non sono la realtà, allora possiamo dare loro il giusto peso, possiamo relegarli dove devono stare; noi li abbiamo creati e noi possiamo annientarli, senza permettere che governino la nostra vita.
Quando ti senti sopraffatto dai pensieri chiudi gli occhi ed entra in un bellissimo film dove tu sei il protagonista: cammini nella neve in un paesaggio ovattato, senti il freddo che ti pervade, la leggerezza del fiocco di neve che si posa sul tuo viso, senti il distacco dalla realtà e in quella sospensione irreale lascia che i pensieri vaghino liberi, privi di fili, lacci o catene e lascia andare per sempre i pensieri che non sono funzionali alla tua vita!