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  • RE-START!

    RE-START!

    Settembre è per molti il mese della ri-partenza: si fissano nuovi obiettivi, si cercano le energie e gli stimoli per tornare al lavoro dopo le vacanze, per molte donne si pone sulla bilancia la professione a confronto con il tempo dedicato alla famiglia e la qualità di esso. In questo anno particolare, poi, i messaggi ininterrotti che giungono dai social e mass media aggiungono un carico di incertezza nel futuro, che costituisce una ipoteca pesante sulle decisioni da prendere.

    Non è un periodo facile …. quando i pensieri si accavallano nella mente, le idee si sovrappongono: prima ci sembrano geniali, poi ci appaiono assurde, poi le ripeschiamo e le rivalutiamo, magari sotto altre forme. Tutto questo è di grande stimolo, ma può anche creare ansia e preoccupazione.

    Il primo rischio è quello della c.d. ruminazione: continuare a pensare da soli agli stessi problemi, alle stesse idee, a tutto quello che ci si ripresenta nella mente aumenta il groviglio. Spesso esporre questi pensieri ad una altra persona è di per sè un elemento che facilita la soluzione, che ci consente di recuperare un filo logico e di fare ordine nella mente.

    La valutazione, la programmazione ed il raggiungimento di un obiettivo, inoltre, è facilitato se seguiamo una procedura logica. Qualche suggerimento:

      1. stabilisci l’obiettivo; deve essere specifico, positivamente formulato, determinato nel tempo della sua realizzazione, realistico; indicare come obiettivo “voglio perdere 80 kg. in un paio di mesi” contiene già in sè il fallimento;
      2. valuta se la motivazione che ti spinge a definire e quindi voler raggiungere quell’obiettivo è forte; soprattutto, onestamente, verifica che l’obiettivo sia in linea con i tuoi valori;
      3. valuta se l’obiettivo è “ecologico”, ovvero se accetterai i cambiamenti e le reazioni che potrà portare nel sistema in cui vivi (familiare, professionale, ….);
      4. determina in modo preciso dove ti trovi adesso: da dove parti?
      5. scrivi i passi necessari per raggiungere l’obiettivo e dai ad essi un tempo di realizzazione; scrivi quali risorse ti serviranno per raggiungere l’obiettivo: le risorse sono interne o esterne a te. Anche lo studio di un modello che prima di te ha raggiunto l’obiettivo è una risorsa;
      6. verifica periodicamente dove ti trovi e a che punto sei del tuo programma; ti ricordi il T-O-T-E che hai studiato a scuola? applicalo!
      7. sii flessibile: se si presenta un ostacolo o il T-O-T-E non è positivo sii pronto ad elaborare nuove strategie; tieni aperta la mente;
      8. credi in te stesso e sii onesto con te stesso: l’unica persona alla quale devi davvero rendere conto del tuo operato sei tu.

    Questi sono solo alcuni spunti, che spero possano esserti utili.

    Buon lavoro!

    restart

  • Orientarsi per il futuro. La nostra offerta “Choice” per i giovani diplomati!

    Orientarsi per il futuro. La nostra offerta “Choice” per i giovani diplomati!

    Compiere una scelta non è semplice, soprattutto quando ci sembra che tutto il nostro futuro dipenda da quella scelta!

    Essere accompagnati in questo cammino da qualcuno che non ha pregiudizi su di noi e sulla nostra storia, totalmente disinteressato all’esito ed interessato solamente alla persona che ha davanti è una grande risorsa.

    Un coach ha le competenze ed attitudini per farlo!!

    In questo momento così importante per i giovani che si diplomeranno e che ancora non hanno compiuta la loro scelta, Up TheCoach offre l’occasione per avvalersi di un professionista che possa condividere il loro cammino. Che tu sia ancora indeciso se avviarti al mondo del lavoro o continuare gli studi; che tu abbia già deciso, ma non riesca a scegliere in che ambito lavorativo proporti o a quale facoltà iscriverti, è questo il momento di dare una svolta.

    A te che devi compiere questo passo, offriamo un pacchetto di tre incontri one to one per accompagnarti a prendere la tua decisione! Fino al 30 Giugno il pacchetto “Choice” del valore di Euro 330,00 è in promozione al valore di Euro 210,00.

    Chiamaci per capire cosa faremo durante gli incontri e prenota il percorso entro il 30 Giugno o chiedici un’offerta per un percorso personalizzato.

  • Natural-Mente

    Natural-Mente

    Up TheCoach riparte con gli incontri in presenza!!

    Oltre alle sessioni on line – Skype, WhatsApp, Zoom – ripartono anche gli incontri “senza schermo”. Possiamo incontrarci in tutta sicurezza per le sessioni di coaching e per le sessioni one to one di apprendimento di tecniche e strategie di PNL.

    E per gli amanti della natura cosa c’è di meglio di unire il percorso di crescita ad una passeggiata nel verde: possiamo camminare lungo il Lago di Santa Croce o nel profumo del bosco o sederci comodamente all’ombra del nostro meraviglioso noce centenario per unire benefici di corpo, cuore e mente.

    Ti presento qui i miei luoghi del cuore, dove lascio scivolare i pensieri e mi rigenero programmando i miei obiettivi, le mie attività ….

    Questi possono essere anche i tuoi ….. angoli di crescita rigenerante.

    Contattami subito e ti assicuro che investirai il tuo tempo nel modo migliore! Perché te lo meriti!

  • Allenarsi in un metro quadrato. L’allenamento ideomotorio.

    Allenarsi in un metro quadrato. L’allenamento ideomotorio.

     

    Molti sportivi mi chiedono: “cosa posso fare in questo periodo in cui ho tempo a disposizione, ma non ho lo spazio per allenarmi o praticare attività fisica?”
    Io rispondo: “allenati ad allenare la mente”.
    Mi spiego: la mente non distingue tra la realtà e la fervida immaginazione. Questo concetto sta alla base dell’allenamento ideomotorio o imagery.
    In questo momento di pausa sportiva e motoria forzata impara allora ad allenarti con la mente. Se puoi compiere solo limitati esercizi motori, ma non puoi allenarti completamente nel tuo sport, è il momento giusto per ingaggiarti con un diversi tipo di allenamento.
    L’unico strumento che ti serve è la tua mente e, in particolare, la consapevolezza e la concentrazione.
    E’ una tecnica ampiamente utilizzata nello sport coaching, perché consente di migliorare nettamente la perfezione del gesto tecnico, di gestire l’ansia e gli imprevisti, di automatizzare i movimenti e le risposte, di utilizzare gli stati emotivi performanti ……
    L’allenamento ideomotorio si realizza immaginando con intenzione il gesto atletico o la prestazione sportiva e pensando ad esso come se lo stessimo compiendo, ossia non solo pensando ad ogni singolo movimento e alla sequenza che ad esso porta, ma sentendo anche ciò che provo quando lo compio effettivamente, con il movimento reale del corpo.
    Per sentirlo con intenzione devo ricostruire con la mente il gesto o la attività nel modo più dettagliato possibile, usando tutti i canali sensoriali: cosa vedo, cosa sento (con il naso), cosa sento (con le orecchie), cosa sento (sulla pelle). In quale stato emotivo sono quando compio il gesto al top, ossia quale è lo stato emotivo che massimizza la mia performance?
    Non è sufficiente infatti rivedere mentalmente il gesto tecnico o l’attività sportiva, è necessario viverlo con la pancia e con il cuore, con lo stesso respiro.
    Quindi, ricapitolando, visualizzo me stesso in associato, ovvero io protagonista del film e non spettatore esterno, mentre compio il gesto perfetto in un certo contesto, in una certa ora del giorno o della notte, con determinate persone o da solo, quando c’è una certa temperatura, una certa luce, un certo sottofondo ed io sono in un preciso stato emotivo performante.
    Al fine di eseguire correttamente tale tipo di allenamento, se non sono già campione in quello sport e quindi se non posso richiamare alla mente la corretta performance, è molto utile studiare il gesto atletico o la performance di chi per me è un esempio da seguire in quello specifico sport (tecnicamente si chiama modellamento).
    Lo ripeto tutti i giorni, più volte al giorno.
    E’ dimostrato che questa attivazione mentale determina una risposta fisica: la mia mente crede davvero che io mi stia allenando nella mia miglior performance in un contesto fisico reale.
    Ciò consente: di interiorizzare il miglior gesto, di allenare mente e muscoli, di automatizzare le risposte.
    Chi è già a buon livello di allenamento ideomotorio, può usare questa tecnica anche per introdurre delle varianti, delle incognite: cosa può accadere di diverso nella prossima gara? Individuata l’incognita, trovo la soluzione nell’ambiente protetto di casa, fino a quando mi verrà automatico gestire l’imprevisto.

    Quindi ora non ci sono più scuse: la limitazione spaziale ti consentirà di cimentarti nell’espansione mentale.

    Una tecnica alla quale non potrai più rinunciare neanche quando riprenderai gli allenamenti fisici!

  • Abitudini … queste nemiche

    Abitudini … queste nemiche

     

     

    Le catene dell’abitudine sono troppo leggere per essere avvertite finchè non diventano troppo pesanti per essere spezzate” (Samuel Johnson).

    L’abitudine è la tendenza a ripetere determinati atti; il processo tramite il quale una nostra azione diviene abituale, ossia diventa una azione che svolgiamo in modo automatico, grazie al fatto che – ripetuta molte volte – la nostra mente o il nostro corpo l’ha appresa in modo tale che per eseguirla non è necessario molto sforzo.
    L’abitudine può sicuramente essere positiva e lo è per moltissime azioni che compiamo quotidianamente, dato che, altrimenti, sprecheremmo moltissime energie; pensiamo al vestirci, lavarci, guidare, fare una telefonata, … .
    In questo periodo di radicale cambiamento – per la maggior parte di noi – nelle nostre abitudini, il senso di ciò è ancora più evidente. Quello che prima reputavamo “normale” e “scontato” d’improvviso non lo è più: impostare la sveglia, alzarci dal letto, prepararci per andare a lavorare, portare i figli a scuola, ….. . Improvvisamente, per una decisione non nostra, ovvero non per libera scelta ma per imposizione necessaria, le nostre abitudini sono state modificate.
    Ognuno avrà reagito in modo diverso a questo cambiamento, ognuno l’avrà caricato di un proprio personale significato e avrà elaborato una sua reazione.
    Personalmente, per deformazione professionale, ho subito intravisto il danno che tale situazione avrebbe potuto arrecarmi: lavorando da casa e senza l’impegno da tassista per i miei figli, mi sono trovata ad avere molto tempo libero; tempo vuoto, che potevo riempire a mio piacimento.
    E il rischio dieto l’angolo: riempirlo di nulla, nulla che per me significa dormicchiare sul divano, perdendo tempo a scorrere pagine sui social o ipnotizzata davanti a programmi televisivi (dai contenuti perlopiù improbabili). Con la sensazione a fine giornata di avere sprecato il tempo a mia disposizione, proprio quel tempo che sempre mi manca.
    Per questo motivo ho deciso subito di reagire con un’arma infallibile: la disciplina.
    La disciplina per me significa darmi dei compiti e dei tempi in cui realizzarli, magari tempi più morbidi rispetto ai miei tempi soliti o programmi che prevedono anche momenti di relax, ma con precisa disciplina.
    E lo faccio per combattere il rischio supremo: quello di sostituire le abitudini che avevo fino a ieri con abitudini deleterie, abitudini che alla lunga possano minare il mio corpo e la mia mente, senza che io me ne renda conto.
    La definizione del dizionario Treccani di “abitudine”, in proposito, è quantomai azzeccata: dice …. “fare l’a. a qualche cosa, avvezzarcisi al punto da non avvertirne più la presenza o gli effetti soggettivi piacevoli o spiacevoli”.
    E questo è il punto: mi abituo a tal punto che non riesco più a percepire gli effetti piacevoli o spiacevoli del comportamento, della situazione o del contesto.
    Quindi, anche in questo periodo di isolamento forzato, mi impegno per prendermi cura di me stessa, per lavorare sul mio corpo e sulla mia mente; anzi, per introdurre abitudini positive che assolutamente voglio mantenere anche quando saremo di nuovo liberi di tornare alla nostra vecchia vita.
    Ma c’è soprattutto una abitudine che non ho mai avuto e che non voglio acquisire ora: l’abitudine a lamentarmi. Il rischio di questo periodo in cui tutto è diverso, in cui dobbiamo sottostare a regole che a volte, magari, non comprendiamo fino in fondo, è proprio quello di abituarci alla lamentela, un atteggiamento mentale negativo, di commiserazione, di opposizione, di critica non costruttiva, di denuncia collettiva, che non porta con sé alcun effetto positivo.
    Attenzione, perché questo spirito di lamentela dettato dalla situazione contingente può diventare una bruttissima abitudine, che, per sua stessa definizione, domani potremmo anche attuare in automatico, senza percepirne gli effetti spiacevoli, innanzitutto per noi stessi.
    Quindi, come sempre: 1) consapevolezza: fermati e pensa a quali comportamenti stai attuando, forse già senza neanche accorgertene; 2) reazione: se stai attuando un comportamento che non ti piace, che non ti fa bene, che alla lunga può danneggiarti, reagisci e cambia direzione! E’ una tua, libera, scelta e puoi decidere ora cosa è meglio per te.

  • Come i cerchi nell’acqua ……

    Come i cerchi nell’acqua ……

    In un pigro pomeriggio di Febbraio mi rilassavo lanciando sassi nel lago e, come sempre, la natura mi dà lo spunto per riflettere.

    Uno dei principi cardine della PNL è “la mappa non è il territorio”, ovvero non esiste realtà oggettiva, poiché tutto ciò che noi percepiamo come realtà è filtrato. E quali sono questi filtri? Le nostre esperienze, i nostri canali sensoriali preferenziali (privilegiamo il sistema auditivo, visivo o cinestesico?), le nostre credenze, limitanti o potenzianti, ….

    La mappa, quindi, è la nostra rappresentazione del mondo, che è il territorio.

    Questo concetto è molto interessante ed importante per la crescita personale, poiché ci fa comprendere due cose:

    1.  ogni nostro interlocutore ha la sua rappresentazione della realtà, quindi è normale che se stiamo discutendo con l’altro della medesima cosa, abbiamo opinioni diverse, innanzi tutto, perché quella non sarà mai la “medesima” cosa; dobbiamo quindi dare per pacifico che la nostra è una realtà e non la realtà e che anche il nostro interlocutore legittimamente ha la sua mappa, che è frutto del suo bagaglio;
    2.  se ci poniamo verso gli altri con la mente aperta possiamo ampliare la nostra mappa, poiché ascoltando l’altro possiamo inserire nella nostra dei pezzetti della mappa altrui. Se sappiamo come fare, quindi, l’interazione è crescita continua.

    E’ come se la nostra cartina geografica, che rappresenta il territorio, contenesse solo lo stradario della strade da percorrere in auto, mentre la cartina del mio interlocutore contenesse le strade da percorre a piedi…..

    Ovviamente se resto fermo alla mia mappa non ci capiremo mai, perché guardiamo strade diverse; ma quanto sarebbe bello approcciare l’altro sapendo che la sua mappa non è uguale alla mia e che se le integriamo otteniamo una mappa più ricca e dettagliata, che ci indica le strade da percorrere in auto e anche a piedi? E ciò non vuol dire perdere la propria individualità, ma arricchirsi.

    Questo è uno dei molti motivi per i quali è interessante tenere sempre a mente questo principio quando parliamo con gli altri e impegnarci a contaminare le mappe. Naturalmente per far ciò è necessario ascoltare l’altro con intenzione, con reale interesse, con viva curiosità e senza preconcetti.

    Proprio come i cerchi nell’acqua formati dal sasso lanciato …… ogni cerchio sta bene da solo nella sua perfezione apparente, ma quando cresce intersecando gli altri …. lì dà il meglio di sè!

    E tu, cosa sei disponibile a fare per scoprire che persona diventerai imparando a capire ed integrare la mappa altrui?

  • Hai mai trovato scarpe nel frigorifero?

    Hai mai trovato scarpe nel frigorifero?

    Alla radio passavano una canzone di Fedez che diceva così: “dovrei smettere di cercare le scarpe nel frigorifero”.

    Per quanto assurdo possa sembrare come proposito, in realtà è una perfetta metafora di quello che spesso ci accade: cercare nel posto sbagliato.

    Quante volte investiamo le nostre energie a cercare nel posto sbagliato? Cercare la soluzione ad un problema, una ispirazione, quella risorsa che fa al caso nostro, magari una persona che può supportarci…..

    E ci incaponiamo a cercarla proprio lì, anche se è evidente che dopo aver tentato una, due, tre, quattro volte, senza risultati, significa che quello non è il posto giusto.

    Perché lo facciamo? In realtà il perché ha poca importanza, può essere che sia per noi troppo penoso cercare nel posto giusto, che ci imponga di uscire dalla nostra zona di comfort ….. quello che è importante tuttavia è che impariamo a cercare nel posto giusto e che impariamo a capire quando è necessario cercare in un luogo nuovo.

    Ecco, la consapevolezza prima di tutto …. se siamo capaci di renderci conto che ci stiamo ostinando a cercare nel posto sbagliato, abbiamo già compiuto il primo fondamentale passo per attivarci a cercare nella giusta direzione.

    E cercare nella direzione giusta non è poi così difficile, ci vengono in aiuto tecniche consolidate, come quelle del pensiero laterale, del cambio di prospettiva, delle 5W …… Ebbene sì, si può imparare a risolvere i problemi, con volontà ed allenamento, così come hai imparato a camminare, leggere e scrivere.

    E tu, quando smetterai di cercare le scarpe nel frigorifero?

     

     

  • E tu, che spaccapietre sei?

    L’Institute for the Future (for the University of Phoenix Research Institute) ha pubblicato la propria analisi “Future Work Skills 2020″ individuando le dieci competenze del futuro.

    Tra queste troviamo il “sense making” ovvero quella che viene definita la abilità di determinare il significato profondo o il valore di ciò che viene espresso, abilità che è considerata propria degli esseri umani e che non può invece essere appresa dalle macchine, ragion per cui caratterizza un ambito in cui – anche nel futuro più automatizzato – l’uomo non sarà per ciò sostituibile.

    Il sense making di per sé è però molto più di questo, o meglio, porta con sé mille premesse e mille conseguenze.

    Basti pensare che la circostanza che siamo noi a dare un senso all’esperienza e che lo facciamo sulla base dell’esperienza stessa, significa che la realtà in sé non ha un senso proprio, ma ha solo il senso che noi diamo ad essa e quel senso lo diamo forti del nostro vissuto e dell’applicazione di un pensiero critico. Il che, volendo, allarga la analisi al principio secondo il quale va anche considerata la variabile data dal fatto che l’osservatore influisce sul prodursi della realtà (per chi è pratico di fisica quantistica).

    A parte queste divagazioni poco pratiche, ciò che più mi affascina di questa skill è tuttavia l’idea che può essere utilizzata completamente a nostro vantaggio, purché impariamo a dare alle cose non un senso qualsiasi, ma un senso FUNZIONALE, ossia un significato UTILE per noi. Dare quel significato che può consentirci di vedere il nostro obiettivo, di focalizzarci su di esso, di seguire il nostro percorso con gioia ed intenzione, di ingaggiarci, parola magica che descrive l’atto di iniziare qualcosa a cui teniamo, con impeto, impegno e responsabilità, credendo in ciò che facciamo.

    Ci sono cose belle e brutte? Giuste e ingiuste? Sì, può essere ……  Ma quello che veramente dobbiamo chiederci è diverso: “è utile per me dare questo significato a ciò che mi sta accadendo?” “quale altro significato potrei dare perché rappresenti un contributo e non un ostacolo al mio cammino?”.

    Spaccare pietre è bello o brutto? è giusto o sbagliato che mi sia capitato questo lavoro? Chi lo sa e soprattutto ……mi serve saperlo? mi è utile pensare che sia profondamente ingiusto che mi abbiano dato quel compito se ciò che voglio o di cui ho bisogno è affrontare la giornata lavorativa serenamente?

    Un giorno un viaggiatore incontrò uno spaccapietre che lavorava di controvoglia e scuro in volto: -Che cosa stai facendo? – gli chiese. -Non vedi? Sto spaccando pietre. Un lavoro che mi sta spezzando la schiena!

    Procedendo oltre, il viaggiatore incontrò un altro spaccapietre, ma questi aveva il viso più disteso e lavorava di buona lena. – Che cosa stai facendo?- gli chiese. – Guadagno da vivere per me e per la mia famiglia! E’ duro, ma almeno ho il vantaggio di lavorare all’aperto! – gli rispose accennando a un sorriso.

    Più avanti ecco un terzo spaccapietre, che però sembrava molto contento di quello che stava facendo, mentre sotto i suoi colpi vigorosi le schegge schizzavano come note musicali. – Che cosa fai?- gli chiese.
    – Sto costruendo una cattedrale! – gli rispose quello, raggiante” (cit.).

    L’azione è sempre la stessa, ciò che cambia è il significato che diamo, l’atteggiamento con cui la viviamo. E ciò non significa che dobbiamo rassegnarci ed accettare quel lavoro per tutta la vita, se non lo vogliamo: se siamo destinati ad un futuro diverso (e non parlo di destino come a un insieme di inevitabili eventi, ma al futuro che noi ci costruiamo) lo raggiungeremo più facilmente carichi di energie positive e della capacità di interpretare il presente come un frammento di un progetto più grande, piuttosto che come il mattone di un carcere.

    E tu cosa sei disposto a fare per (smettere di lamentarti e) dare un senso utile alle cose?

     

     

     

  • Il fertilizzante del fallimento.

    Quanto è bello il domani! Il domani profuma di progetti, di sogni, di aspettative.

    E’ quel meraviglioso luogo in cui possiamo immaginare il divenire della nostra vita, del nostro stesso essere. E’ un ponte infinito verso il futuro, ed è infinito perché ogni oggi ha un domani a cui pensare.

    Tuttavia il domani diventa un po’ meno bello quando lo riempiamo di tutti quelle azioni e decisioni che invece – lo sappiamo benissimo – dovremmo fare e assumere oggi.
    Tecnicamente si chiama PROCRASTINARE e quando lo pratichiamo a livello agonistico diventa il fertilizzante di ogni fallimento.

    Procrastinare ci impedisce di compiere oggi le azioni che costituiscono almeno i primi passi per il raggiungimento del nostro obiettivo e del nostro scopo e, ancor peggio, ci ruba tempo prezioso, perché il non fare, sapendo che dovremmo fare, ci tiene la mente occupata e distoglie i pensieri dal focus.
    Senza considerare il senso di frustrazione che ci pervade quando, guardando a ieri, vediamo che nulla è iniziato e nulla è cambiato.

    E’ innegabile quindi che ci sono tante buone ragioni che ci dovrebbero indurre ad eliminare questo verbo dal nostro vocabolario ed introdurre il suo contrario.

    E quale è il contrario di procrastinare? Dimmelo tu…… E’ quello che per te serve ad iniziare, ad avvicinarti al tuo obiettivo, a metterti in moto ……
    Scrivi su un foglio la parola che per te significa tutto questo e tienila sempre davanti ai tuoi occhi; sarà l’inizio della tua evoluzione.

  • Una rana che aiuta

    Spesso le parole passano inosservate, ma le metafore ci inducono a fermarci e pensare…..

    La metafora della rana bollita è a molti nota e resta una delle rappresentazioni più efficaci di cosa comporti restare nella nostra zona di comfort, adattandoci a situazioni negative o che vanno via via peggiorando, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

    Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.
    Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.” (Noam Chomsky)

    E’ il racconto di mille circostanze, in cui ci crogioliamo in situazioni non felici, in spazi per noi angusti, in rapporti ormai deteriorati, che magari diventano sempre più soffocanti, ma per il fatto che ci viviamo dentro e che cambiano pian piano ci consentono di adattarci, senza capire il reale rischio al quale andiamo incontro….situazioni che se vedessimo al loro apice per la prima volta ci scotterebbero, facendoci fare un balzo fuori dalla pentola per evitare di finire bolliti.

    Vale la pena fare un piccolo sforzo e uscire dal pentolone per osservarlo da un altro punto di vista e guardare con attenzione se la via migliore sia quella dell’immobilismo o non sia invece quella del cambiamento.

    E tu cosa vuoi fare per te stesso? Quanto sei disponibile a spostarti per sentire a che temperatura è arrivata l’acqua in cui nuoti?