Categoria: Life

  • VIVERE CONSAPEVOLMENTE: il per-corso dal 16 Febbraio 2023

    E’ in partenza il per-corso VIVERE CONSAPEVOLMENTE!

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  • Davvero non hai tempo?

    Davvero non hai tempo?

    Che fine fa il mio tempo?

    Spesso le persone si lamentano di non aver sufficiente tempo da impiegare come vorrebbero e chiedono consigli per come ottimizzarlo. Le metodologie di gestione efficace del tempo sono molte. Oggi vediamo una semplice tecnica che puoi utilizzare nella quotidianità.

    Anche in questo caso, tutto parte dalla consapevolezza: le persone hanno una vaga idea di come impiegano il tempo, ma non lo sanno con precisione.

    La prima regola è quindi quella di registrare come lo si utilizza e per registrare intendo proprio: prendi un foglio, dividilo in giorni della settimana e ore e colora con colori diversi le varie attività della giornata!

    Anche i cinque minuti in cui fissi il soffitto!

    La divisione in colori per attività omogenee (mangiare, studiare, lavorare, social, film, ….) ti darà a prima vista il quadro della situazione giornaliera e settimanale.

    Puoi ora analizzare le varie attività SENZA GIUDICARLE (!), semplicemente prendendo atto del tempo impiegato. Se ti va, puoi aggiungere disegni, faccine, ciò che ti fa piacere vedere nel tuo tabellone, per avere la fotografia immediata della situazione.

    A questo punto prendi in esame le attività nelle quali, a tuo parere, puoi e vuoi intervenire.

    Ad esempio: ti accorgi che ogni giorno guardi programmi televisivi per due ore.

    Ora chiediti: quale mio bisogno soddisfa guardare questi programmi? Potresti risponderti: mi rilassa, oppure mi sento parte del mondo perché così domani avrò di che parlare con i miei amici, ….

    Bene, in quale altro modo potresti soddisfare quel bisogno? Magari leggendo un libro, oppure praticando meditazione o yoga, lanciandoti in un nuovo hobby, leggendo un quotidiano, ….

    Come ti farebbe sentire impiegare quel tempo o parte di esso in questa diversa attività?

    Potresti scoprire che in quel modo riusciresti a soddisfare lo stesso bisogno, ma sentendoti più appagato, introducendo un’altra attività che avevi sempre ritenuto di non poter fare per mancanza di tempo!

    Oppure, nel valutare altre attività potresti scoprire che impieghi molto tempo a realizzarle perché non sei sufficientemente focalizzato su quello che devi fare: forse vedrai che quelle due ore per leggere le mail sono intervallate da varie distrazioni, oppure che non leggi solo le mail “utili”, ma anche quelle che potresti relegare ad una “occhiata” in dieci minuti, perché ad esempio sono promozionali oppure sciocchezze inviate da qualche collega.

    E ora? Ne prendi atto, capisci se davvero vuoi ricavare più tempo a tua disposizione nella vita (sei davvero motivato a cambiare?) e se la risposta è positiva inizi con piccoli accorgimenti: se fissassi una sveglia dopo un’ora di TV che ti ricorda di prendere in mano il libro che da tanto è lì sul comodino? A poco a poco diventerà una abitudine positiva e la sveglia non sarà più necessaria! Se ti dessi un tempo preciso per leggere la mail, che ti obblighi ad evitare la lettura di quelle inutili? (Forse il video che ti ha mandato l’amico puoi vederlo a casa in un tempo dedicato!)

    Divertiti a buttare sul tavolo le idee anche apparentemente più assurde! Poi scegli quella che ti ispira di più!

    Piccoli cambiamenti quotidiani che ti fanno stare bene.

    Continua ad annotare l’investimento del tuo tempo nella tabella: come sta andando? Hai introdotto nuove attività che non riuscivi a fare? Come ti fa sentire?

    Se prendi l’abitudine ai cambiamenti introdotti e alla nuova gestione del tempo, presto non ti servirà più annotare nulla e l’indicatore dell’efficiente gestione del tempo sarà il tuo stato emotivo a fine giornata!

    Un suggerimento: stai pensando di iniziare domani? No!!! Inizia subito: carta e pennarelli e buona analisi!

  • LA MENTE DEL PRINCIPIANTE

    LA MENTE DEL PRINCIPIANTE

    Nei miei percorsi di coaching sono molte le contaminazioni che provengono dalla Mindfulness.

    Apparentemente i due mondi, quello del coaching e della mindfulness, potrebbero sembrare scontrarsi.

    Il coaching potrebbe essere visto come la modalità del fare; mentre la mindfulness quella dell’essere.

    Il coaching è diretto al raggiungimento di obiettivi e ha quindi uno sguardo al futuro, mentre la mindfulness significa prestare attenzione, con intenzione, al momento presente, in modo non giudicante (Jon Kabat-Zinn).

    La Mindfulness ti insegna ad accettare le cose come sono, mentre il coaching tende al cambiamento.

    Tuttavia, moltissimi sono anche i punti di contatto e ritengo che per poter definire i propri obiettivi e sviluppare le proprie potenzialità in un percorso di coaching sia fondamentale partire dalla consapevolezza: sapere dove sono per sapere dove voglio andare; altrettanto fondamentale è avere uno sguardo lucido sul proprio essere e affrontare il percorso di coaching in modo non giudicante, verso se stessi e verso gli altri.

    Per non parlare della capacità di disinserire il pilota automatico! Solo dando risposte non automatiche alle circostanze ed evitando di reagire utilizzando sempre gli stessi schemi mentali posso generare soluzioni nuove.

    Credo quindi che la mindfulness, i suoi principi e le sue pratiche, siano molto arricchenti anche per il coachee.

    Vediamo oggi, ad esempio, uno dei pilastri della mindfulness: la mente del principiante.

    Coltivare la mente del principiante significa vivere ogni situazione, accadimento, relazione, con gli occhi del fanciullo che per la prima volta vi si avvicina; significa quindi non dare alle cose una interpretazione dettata dalle lenti offuscate di chi ha già vissuto situazioni simili, ne ha fatto esperienza, e ritiene quindi che ciò che è accaduto accadrà di nuovo.

    L’esperienza, se da un lato può costituire una scorciatoia che ci evita di cadere in errori già sperimentati, dall’altro lato ci impedisce di vedere le situazioni con sana curiosità e senza pregiudizio, partendo dal presupposto che nessuna situazione sarà mai uguale a se stessa. Eraclito docet:

    Nessun uomo entra mai due volte nello stesso fiume, perché il fiume non è mai lo stesso, ed egli non è lo stesso uomo.

    Coltivare la mente del principiante significa quindi vedere le cose (accadimenti, circostanze, persone, relazioni, …) per quello che sono in quel preciso contesto ed istante, evitando di dargli un significato condizionato da precedenti esperienze che, necessariamente, saranno state diverse da quanto ora accade. Ciò ci consente anche di vivere ogni esperienza come straordinaria, prendendoci cura di ciò che arriva a noi e di ciò che proviamo rispetto a ciò che ci accade, dandoci il permesso di vivere consapevolmente il presente ed evitando reazioni automatiche.

    Tutto questo richiama direttamente un “gioco” che spesso entra nel percorso di coaching: il “come se”.

    In questo caso il gioco è proprio quello di approcciare l’esperienza “come se” fosse nuova (e il paradosso è che E’ una esperienza nuova, anche se noi la vediamo come già vissuta!).

    Tale approccio garantisce l’apertura mentale, l’atteggiamento curioso e quindi di produzione di nuove idee, il pensiero creativo – tale anche perchè non ingabbiato in pregiudizi -, la libertà dalle troppo aspettative che, spesso, portano con sè delusioni.

    E queste sono tutte risorse che nel coaching sono determinanti per valutare le possibili opzioni e mettere in capo nuove soluzioni.

  • 22.02.2022

    22.02.2022

    ?22.02.2022: ieri era una data palindroma. Non sono una esperta di numerologia e cabala; mi sono limitata a leggere (N.B.: senza alcuna verifica) che:
    – le date palindrome sono rare, ma questa lo è in modo particolare, perché si ripeterà tra 180 anni ed è anche il 22° giorno lunare, portando così a ben 8 i 2 coinvolti e, come sappiamo, 8 è il simbolo dell’infinito;
    – la data apre un portale dove ci sarà un prima e un dopo;
    – tutti avranno l’opportunità di attirare grandi cambiamenti nelle loro vite in questo giorno. E nel male o nel bene, dipenderà solo dalle vostre azioni in questo giorno!
    – ogni persona si avvicinerà alla realizzazione del suo sogno o obiettivo.
    ?Bene! Da buon coach dico: nulla di nuovo. Quello che leggo sopra si può avverare ogni giorno della nostra vita proprio perché, nel bene e nel male, il cambiamento dipende solo dalle nostre azioni e perché ogni giorno ha un prima e un dopo.
    ?Tuttavia, poiché non sono mai troppi i motivi che ci spingono alla realizzazione dei nostri obiettivi – ovvero ciò che non a caso viene definita motiv-azione -, se l’idea che è un giorno speciale, da un punto di vista energetico e numerologico, per attuare un cambiamento, per avvicinarci al nostro sogno, costituisce una risorsa alla quale attingere per un mindset positivo, per fare il primo passo, allora non resta che approfittarne!
    ?Ogni risorsa, esterna od interna che sia, è ben accetta: credi in questa energia positiva? Allora accoglila e sfruttala al meglio. Non ci credi? Fallo comunque!?
    ✍️Scrivi il tuo obiettivo, quanto più specifico possibile (per noi coach vale solo quello S.M.A.R.T.E.R.?se ne vuoi sapere di più, chiedimi cosa significa e ti insegnerò a definire correttamente anche il tuo obiettivo!), scrivi dove ti trovi oggi, disegna la tua strada verso il desiderato, scrivi il tuo piano di azione e, soprattutto, assapora il gusto del successo: perché quando sarà …. SUCCESSO ….. quella energia della data palindroma si impossesserà di te e nulla sarà più impossibile!
  • La sfera della felicità.

    La sfera della felicità.

    Cosa sono e come incidono nella nostra vita le sfere di influenza?

    Saperlo è fondamentale per assumere decisioni consapevoli e per superare condizionamenti che limitano la nostra azione e il raggiungimento dei nostri obiettivi.

    Eccole qui!

    L’area del coinvolgimento riguarda tutto ciò che ci coinvolge emotivamente o razionalmente, ma su cui non possiamo incidere direttamente. Ad esempio, la politica, la macroeconomia, gli eventi sociopolitici.

    Certamente possiamo interessarci a tali argomenti e possiamo anche dare il nostro contributo, in alcuni casi, magari sul lungo periodo, con comportamenti che volgiamo nella giusta direzione, ma non sono sotto il nostro diretto controllo.

    C’è poi l’area di influenza, ovvero eventi ed ambiti che possiamo influenzare anche in modo rilevante con il nostro comportamento, ma che non possiamo controllare, perché dipendono anche o soprattutto da fattori a noi estranei. Ad esempio, le relazioni sociali, i risultati sportivi, la salute.

    Posso avere uno stile di vita sano e con ciò contribuire a mantenermi in buona salute, ma non posso – purtroppo – impedire il sorgere di una malattia.

    Infine, troviamo l’unica vera area di controllo, cioè l’area che possiamo controllare al 100%: i nostri pensieri, il nostro linguaggio, il nostro dialogo interiore.

    Quante volte ci arrabbiamo per il comportamento delle altre persone e non invece perché il nostro dialogo interiore è disfunzionale. Come se potessimo controllare e guidare il comportamento altrui, senza invece renderci conto che ciò su cui possiamo agire è quello che ci raccontiamo e, dunque, anche il modo in cui filtriamo le conseguenze del comportamento altrui?

    La consapevolezza delle aree sulle quali possiamo influire o che possiamo controllare è fondamentale per non lasciarci abbattere da eventi non controllabili, per percepire e rielaborare in modo adeguato la realtà, per comprendere dove indirizzare le nostre energie e cosa lasciar andare, invece, perché non ci è funzionale.

    Pensate, ad esempio, a quanto sarebbe utile ricordarci che il giudizio altrui è solo una sua opinione e che noi possiamo influire su tale opinione solo parzialmente, perché non abbiamo il controllo sull’altro.

    Ma possiamo invece totalmente decidere quanto di quel giudizio ci è utile come feedback e per quale parte è necessario ignorarlo, senza farci condizionare.

    Lavoriamo su ciò che è sotto la nostra sfera di controllo, perché è lì che all’azione corrisponderà la reazione voluta: se guido il mio dialogo interiore in modo costruttivo non perderò tutta la giornata a rimuginare sul giudizio altrui. Al contrario, se cerco di convincere l’altro a cambiare idea, non è assolutamente ovvio che la cambierà.

    Essere consapevoli di ciò è il primo passo per il nostro benessere.

    Lavoriamo su ciò che abbiamo a disposizione sempre: noi stessi.

  • Lo sport è la metafora della vita.

    Lo sport è la metafora della vita.

    In questi giorni di ori olimpici la figura del mental coach è salita agli onori della cronaca sportiva.

    Una figura spesso sconosciuta, altre volte guardata con sospetto, è stata invece esaltata da chi, anche grazie al lavoro di un mental coach sportivo, è riuscito inaspettatamente a vincere un oro alle Olimpiadi.

    Perché è ormai pacifico che non è sufficiente allenare le competenze fisiche, tecniche e tattiche per ottenere performance di successo; l’allenamento mentale è una componente altrettanto importante.

    Avere il giusto mindset, saper tenere alta la motivazione, anche nei momenti di sconforto, aumentare la consapevolezza e l’autoefficacia, incrementare il potenziale e ridurre le interferenze, sviluppare le risorse inespresse e superare i fattori critici ed i blocchi, mantenere il focus, arrivare centrati al momento della competizione, allenare un dialogo interiore funzionale, superare anche mentalmente gli infortuni.

    Se manca questa parte, l’atleta non arriva in competizione pronto per una performance di eccellenza.

    Ciò spiega anche perché atleti apparentemente svantaggiati per caratteristiche fisiche o anche tecnicamente non perfetti, siano però in grado di raggiungere risultati migliori di altri.

    Cosa fa dunque il mental coach sportivo? Allena, e non a caso si chiama coach e trainer.

    Il coach, tramite domande mirate, piani di azione, strumenti creativi, collabora con il coachee per consentirgli di allenare le sue potenzialità e scovare le sue risorse, mettendole al servizio della definizione e del raggiungimento dell’obiettivo sportivo; a questo si può aggiungere un lavoro da vero e proprio trainer, laddove insegna tecniche ed esercizi specifici per l’empowerment dell’atleta.

    Sono moltissimi gli strumenti che utilizza: domande potenzianti, esercizi di concentrazione, tecniche di respirazione, allenamento ideo-motorio, esercizi di propriocezione, esercizi di mindfulness, visualizzazioni.

    Un percorso di coaching può essere seguito da tutto il team dell’atleta ed è fondamentale anche per le squadre, oltre che per i singoli atleti, per lavorare efficacemente sul valore e sui valori della squadra, sulla collaborazione, il sostegno reciproco, la comprensione ed il rispetto dei ruoli, una corretta comunicazione tra gli atleti e con l’allenatore.

    L’augurio, quindi, è che sempre più realtà sportive vogliano provare a capire quanto la presenza di un mental coach possa fare la differenza.

    Tu non pratichi sport? I benefici del coaching ti risuonano comunque auspicabili per la tua vita personale o professionale? E’ una sensazione corretta; d’altra parte si dice che lo sport è la metafora della vita …… il coaching è utilissimo per il raggiungimento del ben-essere e risultati di eccellenza anche nella vita e nella professione. Non ti resta quindi che mettermi e metterti alla prova!

     

  • NASA Mars2020 – rover Perseverance

    NASA Mars2020 – rover Perseverance

    Il rover Perseverance della missione NASA Mars2020 è atterrato su Marte o, come dicono i più, è ammartato.

    I Rover della NASA per le spedizioni su Marte hanno sempre avuto nomi che richiamassero le qualità umane: Spirit, Opportunity e Curiosity. Forse non è una coincidenza che il rover Opportunity, ammartato nel gennaio 2004, abbia finito la sua corsa proprio mentre stava esplorando la valle della Perseveranza, dove però si è arreso alla tempesta di sabbia che, nell’estate del 2018, ha coperto Marte per mesi.

    La NASA, nello scegliere questo nome, ha evidenziato che “Siamo sempre curiosi e in cerca di opportunità. Abbiamo lo spirito e l’intuizione per esplorare la Luna e Marte e andare persino oltre. Ma ci mancava la qualità più importante, la perseveranza. Siamo una specie di esploratori e incontreremo molte battute d’arresto sulla strada per Marte. Tuttavia, possiamo perseverare.”.

    E la tenacia e perseveranza di certo non sono mancati nel portare avanti un progetto di questo tipo per anni: pensate a cosa vuol dire lavorare quotidianamente, sul lungo periodo, per creare un mezzo che, fin dall’inizio, si sa che:

    – viaggerà per quasi sette mesi nello spazio;

    – atterrerà dopo i c.d. sette minuti di terrore: un arco di tempo in cui deve agire in totale autonomia, senza possibilità di controllo dalla Terra; 420 secondi di ignoto e non-controllo in cui tutto potrebbe finire, ancora prima di iniziare!

    –  darà conferma dell’ammartaggio solo dopo dodici minuti dal reale evento, il tempo necessario perché il segnale giunga alla Terra.

    Provate a mettervi nei panni del team che giorno e notte ha lavorato a tale progetto, superando ostacoli e battute d’arresto e senza nemmeno avere la certezza che la sua creatura sarebbe sopravvissuta al viaggio o all’atterraggio! E tutto ciò con gli occhi del mondo puntati addosso!

    Pensate a quanti e tali devono essere stati la motivazione, la visione, il focus, il sacrificio, il coraggio, l’impegno nell’agire quotidiano di chi ha lavorato a questo progetto, l’operare ogni giorno avendo a mente l’obiettivo finale, lo scopo, ma senza lasciarsi fagocitare da essi, compiendo un passo alla volta e risolvendo un problema alla volta.

    Per raggiungere un obiettivo di tal fatta la perseveranza deve vincere su tutto: sull’indolenza, sulla paura di tutti gli inconvenienti che potrebbero accadere, sul “tutto e subito”. Eh sì, perché troppo spesso ci arrendiamo solo perché il risultato non è immediato, senza saper invece attendere, dare tempo al tempo, lasciare che il nostro lavoro faccia piano maturare le cose. La pazienza non significa inerzia, non significa stare a guardare passivamente, significa lavorare con costanza e passione nella consapevolezza che raggiungere un risultato può richiedere del tempo e nel contempo avendo piena fiducia in quello che stiamo facendo.

    Quindi cosa possiamo imparare dalla missione NASA Mars2020?

    Possiamo imparare che la perseveranza è una abilità propria di chi ha successo e come ogni abilità si può apprendere ed allenare, tenendo a mente questi fondamentali passaggi:

    • definire chiaramente l’obiettivo;
    • comprendere quali risorse ci servono per raggiungerlo: le abbiamo già o dobbiamo procurarcele?
    • definire un piano di azione che sia permeato da due fari che ci devono guidare: la passione (intesa come intenso sentimento che ci trasporta “verso” qualcosa) e l’essere confidenti nelle nostre capacità;
    • iniziare ad agire (non a programmare, ma ad agire);
    • essere pronti ai fallimenti e alle battute d’arresto (l’“andrà tutto bene” non funziona); essere già pronti a reagire mantenendo il focus sull’obiettivo e sulla passione che ci anima;
    • essere flessibili: un ostacolo può sicuramente essere superato in modi diversi e non predeterminati;
    • darsi il tempo necessario;
    • gratificarsi per i micro obiettivi raggiunti.

    Fai un gioco! Parti dal rover NASA che già sei (Spirit, Opportunity, Curiosity o Perseverance?) e lavora sodo da oggi stesso per diventare il rover che sarai!

  • Quando la neve è maestra.

    Quando la neve è maestra.

    La neve riesce a rendere ovattato il mondo ricoprendolo di un manto leggero, candido e delicato per poi lasciarsi svanire, rapita da un raggio di sole.” A. Camerra (Fiori nella neve)

    Avete presente la prima nevicata della stagione? Alzate gli occhi e tutto attorno s’imbianca. A poco a poco ciò che per mesi era apparso ai vostri occhi nella usuale vesta autunnale, assume un diverso aspetto. Il suolo diventa omogeneo, gli alberi carichi di fiocchi leggeri, le case adornate dal quel buffo cappello bianco.

    L’atmosfera è ovattata.

    Tra le varie definizioni di “ovattato” una mi piace particolarmente: “sospeso in modo irreale da ciò che sta attorno”. Ed in effetti è ciò che mi accade quando, in mezzo al paesaggio imbiancato, mi fermo stupita e dopo poco sembra quasi che il paesaggio scompaia.

    Resto sospesa in modo irreale da ciò che sta attorno ed è il momento in cui i miei pensieri viaggiano liberi.

    I PENSIERI pian piano si slegano dalla realtà ed è come se fluttuassero leggeri e senza catene, liberi di vagare senza legami con ciò che mi accade quotidianamente, liberi di essere semplicemente ciò che sono: pensieri.

    Sì perché i pensieri sono solo pensieri, non sono la realtà. Siamo noi che identifichiamo i pensieri con la realtà e crediamo che quella sia la realtà oggettiva, verità assoluta. E poiché i pensieri sono carichi di emozioni, spesso negative, associamo una realtà che non esiste alle emozioni negative e viviamo emozioni negative, che a loro volta condizionano il nostro agire.

    Ma i pensieri sono solo la nostra rielaborazione personale della realtà, che percepiamo e che filtriamo con le nostre esperienze, le nostre propensioni, le nostre convinzioni, i condizionamenti.

    E’ un attimo passare da un banale episodio come l’inciampare in mezzo ad una strada ad essere tristi ed affranti perché in testa continua a girare il pensiero: “sono una imbranata” e da lì: “nella vita non riuscirò mai a fare nulla”! Vogliamo davvero che un semplice inciampo sia così potente da rovinarci una intera giornata o addirittura più giorni? La realtà è: “sono inciampato”, episodio di un minuto, finito. Il pensiero negativo è: “sono un imbranato e ciò ipotecherà tutta la mia vita”, pensiero infinito, in grado (nella migliore delle ipotesi) di farmi vivere triste per molto tempo.

    Quando prendiamo consapevolezza che i pensieri non sono la realtà, allora possiamo dare loro il giusto peso, possiamo relegarli dove devono stare; noi li abbiamo creati e noi possiamo annientarli, senza permettere che governino la nostra vita.

    Quando ti senti sopraffatto dai pensieri chiudi gli occhi ed entra in un bellissimo film dove tu sei il protagonista: cammini nella neve in un paesaggio ovattato, senti il freddo che ti pervade, la leggerezza del fiocco di neve che si posa sul tuo viso, senti il distacco dalla realtà e in quella sospensione irreale lascia che i pensieri vaghino liberi, privi di fili, lacci o catene e lascia andare per sempre i pensieri che non sono funzionali alla tua vita!

     

  • Il bosco dell’autoefficacia.

    Il bosco dell’autoefficacia.

    Cammino nel bosco; davanti a me una coltre di foglie secche, bellissime, variopinte. E’ talmente spessa che non è possibile vedere il terreno che c’è sotto. Inizio a camminare senza neanche pensarci. Poi mi fermo e ragiono. Sotto le foglie, ne sono certa, c’è la terra, ma ci saranno sicuramente anche sassi, rami, radici e forse persino buche, che io non posso vedere. il terreno è scosceso e anche bagnato ….. Perchè, nonostante l’ignoto, nonostante io sia consapevole che ci sono dei pericoli, ostacoli che potrebbero farmi cadere, nonostante ciò ho intrapreso il cammino senza pormi alcuna domanda, senza mai pensare neanche per un attimo “torno indietro”?

    Una risposta c’è: si chiama autoefficacia. L’autoefficacia, insegna Bandura, è la convinzione circa la propria capacità di compiere le azioni necessarie per produrre un risultato; è in sostanza la nostra convinzione di potercela fare. Non dubito neanche un secondo di poter camminare tra le foglie, di essere capace di affrontare eventuali inceppi, stare in piedi anche se sento sotto il piede un sasso o un ramo. E vi dirò di più: metto anche in conto il rischio di cadere! E lo accetto, perchè sarò in grado di gestire anche una caduta. Certamente il fatto che il terreno non sia visibile allerta i mie sensi: il mio passo sarà più leggero, porrò attenzione a cosa sento sotto il piede, magari aguzzerò anche la vista e l’udito. E questo avrà l’effetto di rendere ancora più improbabile la mia caduta: è la profezia che si autoavvera! Più sono confidente nelle mie capacità e più attuo strategie che avranno l’effetto di garantire il successo e, quindi, confermare le mia convinzione sulle mie capacità! E facendo ciò, migliore sarà il mio risultato e di nuovo ancora confermata la mia autoefficacia.

    Cosa ci impedisce di fare lo stesso quando ci troviamo davanti ad una nuova sfida, un nuovo progetto? Per quale motivo magari ci blocchiamo e addirittura rinunciamo? Forse proprio perchè in quella situazione la nostra autoefficacia è bassa e ciò comporta che  crediamo che il progetto vada oltre le nostre capacità, ci focalizziamo sulle difficoltà e non sulle opportunità, al primo ostacolo pensiamo al fallimento e non al fatto che la caduta vada messa in conto e superata. E anche qui la profezia si autoavvera: se sono convinto di non farcela non riterrò valga la pena di metterci la necessaria energia, vedrò solo i problemi e non le soluzioni e di conseguenza difficilmente avrò successo e ciò mi convincerà che avevo ragione: non potevo proprio farcela!

    Come diceva Henry Ford: “che tu creda di farcela o non farcela avrai comunque ragione”.

    Vi invito quindi a lavorare sulla vostra autoefficacia, a darvi la possibilità di credere nelle vostre capacità e a darvi anche il permesso di sbagliare! Allenate i vostri talenti, siate confidenti in voi stessi, mettetevi alla prova! Affrontare nuove sfide sarà lieve come camminare su una coltre di meravigliose, colorate, croccanti foglie secche, in un bosco d’autunno.

  • RE-START!

    RE-START!

    Settembre è per molti il mese della ri-partenza: si fissano nuovi obiettivi, si cercano le energie e gli stimoli per tornare al lavoro dopo le vacanze, per molte donne si pone sulla bilancia la professione a confronto con il tempo dedicato alla famiglia e la qualità di esso. In questo anno particolare, poi, i messaggi ininterrotti che giungono dai social e mass media aggiungono un carico di incertezza nel futuro, che costituisce una ipoteca pesante sulle decisioni da prendere.

    Non è un periodo facile …. quando i pensieri si accavallano nella mente, le idee si sovrappongono: prima ci sembrano geniali, poi ci appaiono assurde, poi le ripeschiamo e le rivalutiamo, magari sotto altre forme. Tutto questo è di grande stimolo, ma può anche creare ansia e preoccupazione.

    Il primo rischio è quello della c.d. ruminazione: continuare a pensare da soli agli stessi problemi, alle stesse idee, a tutto quello che ci si ripresenta nella mente aumenta il groviglio. Spesso esporre questi pensieri ad una altra persona è di per sè un elemento che facilita la soluzione, che ci consente di recuperare un filo logico e di fare ordine nella mente.

    La valutazione, la programmazione ed il raggiungimento di un obiettivo, inoltre, è facilitato se seguiamo una procedura logica. Qualche suggerimento:

      1. stabilisci l’obiettivo; deve essere specifico, positivamente formulato, determinato nel tempo della sua realizzazione, realistico; indicare come obiettivo “voglio perdere 80 kg. in un paio di mesi” contiene già in sè il fallimento;
      2. valuta se la motivazione che ti spinge a definire e quindi voler raggiungere quell’obiettivo è forte; soprattutto, onestamente, verifica che l’obiettivo sia in linea con i tuoi valori;
      3. valuta se l’obiettivo è “ecologico”, ovvero se accetterai i cambiamenti e le reazioni che potrà portare nel sistema in cui vivi (familiare, professionale, ….);
      4. determina in modo preciso dove ti trovi adesso: da dove parti?
      5. scrivi i passi necessari per raggiungere l’obiettivo e dai ad essi un tempo di realizzazione; scrivi quali risorse ti serviranno per raggiungere l’obiettivo: le risorse sono interne o esterne a te. Anche lo studio di un modello che prima di te ha raggiunto l’obiettivo è una risorsa;
      6. verifica periodicamente dove ti trovi e a che punto sei del tuo programma; ti ricordi il T-O-T-E che hai studiato a scuola? applicalo!
      7. sii flessibile: se si presenta un ostacolo o il T-O-T-E non è positivo sii pronto ad elaborare nuove strategie; tieni aperta la mente;
      8. credi in te stesso e sii onesto con te stesso: l’unica persona alla quale devi davvero rendere conto del tuo operato sei tu.

    Questi sono solo alcuni spunti, che spero possano esserti utili.

    Buon lavoro!

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